Borderline


progetto
“Borderline” nasce come idea per uno spettacolo all’interno del progetto culturale dell’associazione sovraGaudio.

Il lavoro per questo corto teatrale prende spunto dal libro “La ragazza interrotta”, scritto dall’autrice statunitense Susanna Kaysen, un testo in forma di diario del 1993, che parla dell’esperienza della scrittrice come paziente in una clinica psichiatrica negli anni sessanta.

Il libro è solo un pretesto per approfondire e studiare l’annientamento dell’identità delle ragazze che si trovavano a essere internate dentro queste cliniche psichiatriche, a volte anche solo per una visita medica sbagliata.
Spesso queste ragazze erano solamente affette da piccole depressioni, erano ragazze ribelli con problemi nelle relazioni interpersonali, avevano incertezze su diversi aspetti della vita come ad esempio una distorta immagine di sé, insicurezze sull’identità sessuale e paure relative agli obiettivi a lungo termine o scelte professionali. Insomma giovani donne in piena crisi adolescenziale, forse un po’ sopra le righe, piene di piccole nevrosi, che non riuscivano a trovare una propria definizione nel mondo; proprio per questo spesso classificate come persone affette da sindrome borderline.

Questa diagnosi non è approfondita, bensì è un insieme di norme, una generalizzazione, una via di mezzo tra nevrosi e psicosi, una psiche incrinata ma non sgretolata, la maniera per indicare le persone il cui stile di vita da fastidio.
“Borderline” ha l’intento di rappresentare queste vite frammentate, per parlare di un disagio più grande con tono ironico, graffiante e beffardo.

Questa messa in scena viene attuata in pieno stile sovraGaudio, un’associazione culturale formata unicamente da 8 donne, che si caratterizza per un linguaggio teatrale contemporaneo e sperimentale.
“Borderline” prevede una scenografia quasi inesistente, spoglia, essenziale; il lavoro verte sulla centralità del ruolo dell’attore con uso di partiture fisiche e una particolare attenzione all’elemento corale.

In scena ci saranno solamente 4 donne, una sedia e un rotolo di carta igienica; voci, suoni e sequenze di movimento saranno la commistione fondamentale per la rappresentazione dell’identità schiacciata e compressa di queste “ragazze interrotte”.